Tempo Barocco

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La mostra, con cui si inaugura il nuovo spazio mostre delle Gallerie al piano terra del museo, 8 sale per un totale di 750 mq completamente restaurati e rinnovati, esplora il concetto di barocco, ovvero un sistema unitario delle arti che vede la luce a Roma nei primi decenni del XVII secolo e che trova nella spettacolare volta con il Trionfo della divina Provvidenza di Pietro da Cortona a Palazzo Barberini la sintesi di tutti gli aspetti fondanti della sua estetica: teatralità, magniloquenza, meraviglia, e la rielaborazione libera e inventiva in chiave grandiosa e patetica del mito classico e delle opere d’arte antica.

L’arte barocca è caratterizzata dalla continua ricerca della più efficace resa del movimento nella raffigurazione di gesti e azioni. La pittura di scene mitologiche così come quella di storia si trasformano in rappresentazioni teatrali, ricche di pathos ed emotività; nella composizione della scena vengono rielaborati i temi derivati dal coevo dibattito attorno alle emozioni, alle espressioni, e ai loro effetti sullo spettatore.

Filo conduttore di questa esplorazione, e centro del progetto di mostra, è il concetto di Tempo, indagato in tutte le sue forme e declinazioni, l’amore, le stagioni, la bellezza, l’azione, attraverso capolavori di artisti italiani e stranieri, per la maggior parte vissuti a Roma nel corso del Seicento, provenienti da musei italiani e internazionali e scandito dai sontuosi e raffinati orologi prodotti all’epoca.

Guido Cagnacci (Santarcangelo di Romagna, 1601 – Vienna, 1663) Allegoria del Tempo (o della vita umana), 1650 circa, olio su tela, 118,2×95,3 cm. Lampronti Gallery.

In mostra 40 opere dei grandi protagonisti della cultura barocca: da Pietro da Cortona a Gian Lorenzo Bernini, da Valentin de Boulogne a Nicolas Poussin, da Anton Van Dyck a Domenichino, da Andrea Sacchi a Guido Reni, solo per citarne alcuni.

Molti, e importanti, i musei che hanno concesso le opere in prestito, fra cui gli Uffizi di Firenze, il Museo di Capodimonte di Napoli, il Museo del Prado di Madrid, il Musée Jacquemart-André di Parigi, il Rijksmuseum di Amsterdam, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, lo Staatliche Museen di Berlino, la National Gallery di Londra.

Il Tempo, che in forma allegorica e nelle riflessioni degli scrittori era comparso nella tradizione artistica cinquecentesca, diventa, con il suo passaggio e con la produzione intensa di nature morte, protagonista delle opere. Anche i sontuosi orologi dell’epoca, disegnati talvolta da grandi artisti sono adornati da personificazioni del Tempo, associate a chi da lui trae beneficio, o ai suoi antagonisti: la Verità, la Bellezza, l’Amore, la Morte.

Christian Giessenbeck (Augusta, att. 1640 – 1660) Orologio con scheletro, 1640–1660 oro, smalti e pietre preziose, h. 10 cm. Zurigo, Museo Nazionale Svizzero.

La mostra è divisa in 5 sezioni:
Sezione 1: Il mito del Tempo
Sezione 2: Il Tempo e l’Amore
Sezione 3: Il Tempo tra calcolo e allegoria
Sezione 4: Tempo Vanitas
Sezione 5: Fermare il Tempo, cogliere l’azione

Alessandro Algardi (Bologna, 1598 – Roma, 1654) Allegoria del Sonno, 1635 – 1639 marmo nero antico, 48 x 90 cm. Roma, Galleria Borghese.

Le prime tre sezioni offrono una visione della raffigurazione del Tempo come figura mitica. Il tema viene rappresentato non solo come il vecchio alato e severo assimilato a Saturno della tradizione classica e rinascimentale, ma anche attraverso metafore derivate dalla poesia antica: Le età dell’uomo, i rapporti di Crono (dio del Tempo) con l’antagonista Cupido (dio dell’Amore); le personificazioni delle Ore e delle Stagioni, metafore del tempo calcolabile, e quelle della Bellezza, della Verità, della Speranza, dell’Occasione e dell’Eternità. Dipinti, affreschi, specchi e orologi che presentavano questo tipo di decorazioni avevano il ruolo di scandire il tempo del palazzo e della vita familiare, rievocandone i momenti più significativi.

La quarta sezione è dedicata a un altro tema legato allo scorrere del tempo, quello della Vanitas, dove la natura morta è protagonista. Teschi, clessidre, orologi, frutti ammaccati, fiori appassiti ricordano agli uomini la precarietà della bellezza e la fragilità della vita umana.

L’ultima sezione è dedicata agli aspetti della teatralità e della meraviglia, protagonisti di tante opere realizzate dagli artisti che lavoravano a Roma nel corso del Seicento, e che scelsero di rappresentare i propri soggetti nel momento culminante dell’azione, evidenziandone la drammaticità.


Dove: Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini (Roma)
Quando: dal 15 Maggio al 3 Ottobre 2021
Orario: da Mar. a Dom. 10.00-18.00 Ultimo ingresso alle ore 17.00. Sab. e festivi prenotazione obbligatoria.
Prezzo: Intero: € 7.00 Ridotto: € 2.00 (solo mostra)


 


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