Longobardi. Un popolo che cambia la storia


La grande mostra sui Longobardi il popolo che nel VI secolo invase l’Italia, fece di Pavia la loro e capitale e, in Campania, conquistò Benevento, Capua e Salerno e tentando invano di entrare anche a Napoli.

Si tratta del punto di arrivo di oltre 15 anni di nuove indagini archeologiche, epigrafiche e storico-politiche su siti e necropoli altomedievali, frutto del rinnovato interesse per un periodo cruciale della storia Italiana ed europea.

Oltre 300 le opere esposte; più di 80 i musei e gli enti prestatori; oltre 50 gli studiosi coinvolti nelle ricerche e nel catalogo edito da Skira; 32 i siti e i centri longobardi rappresentati in mostra; 58 i corredi funerari esposti integralmente; 17 i video originali e le installazioni multimediali (touchscreen, oleogrammi, ricostruzioni 3D, ecc.); 3 le cripte longobarde pavesi, appartenenti a soggetti diversi, aperte per la prima volta al pubblico in un apposito itinerario; centinaia i materiali dei depositi del MANN vagliati dall’Università Suor Orsola Benincasa, per individuare e studiare per la prima volta i manufatti d’epoca altomedievale conservati nel museo napoletano.

Corredo con guarnizioni di cintura in ferro ageminato con decoro a stuoia di tipo merovingio.

Tra le più recenti scoperte, eccezionale, per le sue dimensioni, appare la necropoli cuneese, di Sant’Albano Stura, di cui si dà conto, dove sono state riportate in luce quasi 800 tombe quando nelle altre località si contano in genere tra le 100 e le 300 sepolture. I grandi sepolcreti in campo aperto testimoniano comunque la divisione in clan e lo stadio culturale e religioso dei Longobardi al loro arrivo in Italia, legato ancora a valori pagani e guerrieri come mostrano le armi, il sacrificio del cavallo, offerte alimentari e decori animalistici.

Edictum Rothari (codice membranaceo, Cod. Sang. 730)

Accanto agli scheletri di cavallo e di due cani da Povegliano Veronese, nella Longobardia Minor (Il ducato di Benevento), nelle necropoli di Campochiaro, numerosi cavalieri sono stati sepolti accanto al loro cavallo bardato (nella stessa fossa), a dimostrare quella composizione multietnica di cui parlano le fonti scritte, dotati com’erano di staffe e altri complementi rari per tipolgia in Italia, ma diffusi tra le culture nomadiche.

Lastra con pavone in marmo bianco. Brescia, Museo di Santa Giulia.

Tra le più ricche sepolture longobarde vi sono quelle femminili di Torino-Lingotto e Parma-Borgo della Posta con le magnifiche fibule decorate a filigrana o in cloisonné e il guerriero di Lucca-Santa Giulia evidenza di una società fortemente militarizzata (gli scudi circolari con umbone centrale, lo scramasax, la spada a due tagli, ecc.).

Oltre agli importanti reperti da San Vincenzo al Volturno sono numerose le testimonianze del valore artistico e della maturità espressiva raggiunta in questi secoli nel Sud Italia e delle contaminazioni culturali. Il Disco aureo (Brattea) con Cristo e gli Angeli dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli è un esempio di altissimo livello dell’oreficeria napoletana di influsso bizantino (o d’importazione bizantina) presente nella città partenopea agli esordi dell’età ducale. Così come rielabora in maniera originale repertori figurativi di tale ascendenza anche L’Arco di ciborio con bovino e leone dall’Antiquarium di Cimitile (NA), un esempio eccellente della scultura di arredo liturgico di età tardolongobarda, commissionato alla fine del IX secolo / inizi del X dal vescovo Leone III per la Chiesa di San Felice.


Dove: Museo Archeologico Nazionale – Napoli
Quando: dal 20 Dicembre al 25 Marzo 2018
Orario: da Mar. a Ven. 10.00-18.00 Sab. Dom. 10.00-19.00
Prezzo: Intero: € 12.00 Ridotto: € 8.00


Commenta Post

comments

POTREBBE PIACERTI ANCHE

Altri Articoli in: Mostre