Idoli – Il Potere delle Immagini


Un viaggio nel tempo e nello spazio. La “Rivoluzione neolitica” e la raffigurazione umana, La scoperta dell’anima.

Oltre 100 opere tra Occidente e Oriente, dalla Penisola Iberica alla Valle dell’Indo, dalle porte dell’Atlantico fino ai remoti confini dell’Estremo Oriente, dal 4000 al 2000 a. C. L’alba della civiltà.

Fin dalla preistoria l’uomo ha sentito la necessità di rappresentare la figura umana: con i graffiti e le pitture murali, ma anche in forma tridimensionale. Da quei lontanissimi tempi, fin dall’età paleolitica, ci è giunta un’immensa quantità di statuette realizzate in diversi materiali riproducenti tratti umani.

Quale fosse il loro significato, valore simbolico, religioso o di testimonianza, espressione di concetti metafisici, funzione rituale o “politica”, e quali soggetti realmente rappresentassero, rimane ancora un mistero.

La mostra IDOLI (dal greco eídolon, immagine), promossa dalla Fondazione Giancarlo Ligabue, istituita nel 2016 da Inti Ligabue, e curata da Annie Caubet, conservatrice onoraria del Musée du Louvre, ci propone un viaggio affascinante nel tempo e nello spazio: il primo tentativo di confronto dall’Oriente all’Occidente, di opere raffiguranti il corpo umano del 4000-2000 a.C.

Attraverso 100 straordinari reperti, alcuni eccezionali per l’importanza storico-scientifica e la rarità,  e grazie ad un apparato didattico coinvolgente, sarà possibile percorrere un ampio spazio geografico, che si estende dalla Penisola Iberica alla Valle dell’Indo, dalle porte dell’Atlantico fino ai remoti confini dell’Estremo Oriente, in un’epoca di grande transizione, in cui i villaggi del Neolitico si evolvono a poco a poco nelle società urbane dell’Età del Bronzo.

L’esposizione a Palazzo Loredan,Venezia ci mostrerà, provenienti dalle Isole Cicladi, dall’Anatolia Occidentale, dalla Sardegna, ma anche dall’Egitto, dalla Spagna, dalla Mesopotamia o dalla Siria, le famose “Dee Madri” (raffigurazioni femminili particolarmente prospere nei seni e nei fianchi, simbolo forse del potere della Terra, della Maternità e della Fertilità) e gli idoli astratti e geometrici che tanto affascinarono gli artisti del Novecento; oppure i cosiddetti “idoli oculari” o idoli placca, nati dalla fascinazione esercitata dall’occhio come espressione della presenza spirituale. Non più solo esseri dall’identità ambigua, in particolare dal punto di vista del sesso (figure femminili androgine, presenza contemporanea di organi sessuali maschili e femminili, ecc.) né solamente espressione di principi divini, ma anche uomini mortali, reali, spesso colti in atteggiamento orante, e nuove divinità create a immagine dell’uomo.

Quello che invece non cambia è il bisogno dell’individuo e della società di esprimere, con manufatti o con opere d’arte, le proprie paure, le proprie speranze, la propria fede. Tutte le statuette in mostra, che riportano talvolta i segni delle ripetute manipolazioni o di riparazioni coeve, a dimostrazione di un loro utilizzo costante e di un ruolo chiave negli eventi sociali e religiosi ricorrenti, sono dunque custodi di storie e miti di straordinaria suggestione; testimoni di usi e di bisogni simili e, in seguito, di quel “grande arazzo di culture interconnesse” che si venne a creare tra la fine del IV e per tutto il III millennio a.C.


Dove: Palazzo Loredan – Venezia
Quando: dal 15 Settembre al 20 Gennaio 2019
Orario: da Mar. a Dom. 10.00-18.00
Prezzo: Intero: € 8.00 Ridotto: € 7.00