Etruschi e il MANN

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Seicento i reperti presentati al pubblico: almeno duecento opere, dopo un’attenta campagna di studio, documentazione e restauro, sono visibili per la prima volta.

L’esposizione abbraccia un arco temporale di circa sei secoli (X- IV sec. a.C.) e definisce un percorso di indagine che, sulle orme degli Etruschi, cerca di ricostruire le fondamenta storiche di questa popolazione, la cui grandezza derivava anche dal controllo delle risorse di due fertilissime pianure (quella padana nel Nord e quella campana nel Sud). Come ricordava, ancora nel II secolo a.C., il celebre storico greco Polibio “chi vuol conoscere la storia della potenza degli Etruschi non deve riferirsi al territorio che essi possiedono al presente, ma alle pianure” da loro controllate. La storia della scoperta della Campania etrusca si configura, quindi, come uno dei capitoli più avvincenti della ricerca archeologica in Italia e nel Mediterraneo: in tal senso, il ricchissimo patrimonio, custodito nei depositi del MANN e studiato in occasione della mostra, fornisce uno spaccato inedito nel panorama espositivo internazionale. L’allestimento della mostra negli ambienti collegati alla sezione “Preistoria e Protostoria”, appena riaperta al pubblico, crea un trait d’union con la sezione museale che, nel suo ultimo livello di visita, raccoglie reperti dell’Età del Bronzo e della prima Età del Ferro.

Una grande carta geografica apre l’esposizione sugli Etruschi: la rappresentazione dell’antico territorio campano è accompagnata da una suggestiva citazione di Polibio, che paragona la piana della regione ad una sorta di teatro, in cui le montagne fungono da proscenio ed i fiumi si incastonano in ampie valli.

Nell’allestimento della mostra, le due sale rispettano criteri diversi, ma complementari: nel primo ambiente, infatti, i reperti sono raccolti secondo un itinerario cronologico e per contesti; nel secondo, invece, si dà spazio non soltanto alle diverse collezioni acquisite dal MANN a partire dal XIX secolo, ma anche alle differenti tipologie di materiali che ciascun nucleo presenta al proprio interno. Trait d’union fra le due sale è la sostituzione dei tradizionali pannelli esplicativi con grandi stendardi, monocromatici o sfumati: i colori scelti sono quelli della terracotta e dell’acqua, con esplicito riferimento alla connotazione geografica del territorio campano.

Nell’esposizione, inoltre, sono state riproposte dodici vetrine tardo-ottocentesche, recuperate dai depositi del mMuseo Archeologico Nazionale di Napoli. Dopo accurato restauro, seguito dall’Ufficio Museologia e Documentazione storica, attualmente impegnato nella catalogazione di tutti i supporti espositivi antichi del MANN, le vetrine sono state utilizzate accanto ad allestimenti moderni, inaugurando così un dialogo tra la storia del Museo e la sua contemporaneità, così come le più aggiornate tendenze museografiche suggeriscono da tempo.


Dove: Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Quando: dal 12 Giugno al 31 Ottobre 2020
Orario: Tutti i giorni 9.00-19.30; chiuso Martedì
Prezzo: Intero: € 8.00 Ridotto: € 2.00


 


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