Canova e l’Antico

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Una mostra-evento straordinaria per tematica e corpus espositivo.

Per la prima volta, la messa a fuoco in una mostra di quel rapporto continuo, intenso e fecondo che legò Canova al mondo classico, facendone agli occhi dei suoi contemporanei un “novello Fidia”, ma anche un artista capace di scardinare e rinnovare l’Antico guardando alla natura.

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova, con un comitato scientifico internazionale, e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra, riunirà al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, oltre ad alcune ulteriori opere antiche di rilievo, più di 110 lavori del grande artista, tra cui 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini Antonio Canova Ebe / Amore e Psiche stanti (part.) San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere collezioni del MANN, in parte inserite nel percorso espositivo, in parte segnalate nelle sale museali.

Antonio Canova, Amorino con le ali, 1792 – 1795, Marmo,  San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage.

Prestiti internazionali connotano l’appuntamento: come il nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo, L’ Amorino Alato, L’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie, ma anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles. A questi si aggiungono, tra i capolavori in marmo che hanno entusiasmato scrittori come Stendhal e Foscolo riuniti ora nel Salone della Meridiana del Museo Archeologico napoletano, la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio, vertice ineguagliabile di rarefazione formale e di pathos.

Antonio Canova, Le Tre Grazie, 1812 – 1816, Marmo, San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage.

Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi come l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante, restaurato quest’ultimo per l’occasione e già in Palazzo Papafava a Padova, entrambi da collezioni private, o il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova) che ha concesso, con grande generosità, prestiti davvero significativi.

Ercole Farnese, Ultimo quarto II secolo d.C. (tarda età antonina/età severiana), Marmo pentelico, 317 cm, Roma, Terme di Caracalla – Collezione Farnese Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

Altro elemento peculiare della mostra sarà la possibilità di ammirare tutte insieme e dopo un attento restauro, le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista: quei “varj pensieri di danze e scherzi di Ninfe con amori, di Muse e Filosofi ecc, disegnati per solo studio e diletto dell’Artista” – come si legge nel catalogo delle opere canoviane steso nel 1816, chiaramente ispirati alle pitture pompeiane su fondo unito e, in particolare, alle Danzatrici.

Endimione dormiente, Frammento di un gruppo con Selene ed Endimione, Copia romana da originale greco del II secolo a.C., Marmo, San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage.

Canova e l’Antico non sarà soltanto un grande evento espositivo, ma un vero e proprio viaggio di conoscenza nell’universo dello scultore: itinerari appositamente proposti dal Museo permetteranno di così riscoprire i legami tra l’artista e la città di Napoli, mentre sarà vasta l’offerta di laboratori ed attività didattiche per raccontare la mostra, il modus operandi dell’artista e l’innovazione della sua arte anche ai più piccoli.


Dove: Napoli – Museo Archeologico Nazionale
Quando: dal 29 Marzo al 30 Giugno 2019
Orario: da Lun. a Dom. 9.30-19.30; Chiuso Mar.
Mostra: Intero: € 15.00 Ridotto: € 7.50


 


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